VICOVARO

La storia

Di origine equa, il nucleo dell'antica Varia costituisce, con tutta probabilità il centro fortificato di età repubblicana più importante dell'area.
Sorto sul corso dell'Aniene e sulla via Valeria, l'abitato è delimitato da una cinta muraria in opera quadrata visibile all'ingresso del paese presso la Porta di Sotto e lungo la via Valeria. Dopo la divisione augustea, Varia divenne città latina e nella successiva divisione adrianea venne inclusa nella provincia Valeria. L'intero territorio è costellato di evidenze di età repubblicana ed imperiale: insediamenti difensivi su altura, agropastorali, ville rustico-residenziale, monumenti funerari tra i quali spicca il sepolcro di Maenio Basso sulla via Valeria. In età medioevale il centro subisce le scorrerie dei Longobardi (589 - 593), mentre nell'877 un incursione saracena sembra determinare l'abbandono del borgo. Solo nel XII secolo il centro Vicus Variae viene ricolonizzato e nel 1191 Papa Celestino III cede il territorio agli Orsini.
La ricostruzione della Rocca e della cinta muraria impressero al borgo il carattere di vero e proprio castrum nel XIII sec. La proprietà degli Orsini cessò nel XVII sec. quando i nuovi possessori divennero i Bolognetti. Il centro di Vicovaro conserva notevoli esempi di architettura rinascimentale, come il tempietto ottagonale di San Giacomo iniziato da Domenico di Capodistria (seconda metà del XV sec.), decorato da Giovanni Dalmata, e di architettura settecentesca come la Chiesa di S. Pietro a navata unica e il Palazzo Cenci-Bolognetti che ingloba le strutture dell'impianto trecentesco del Palazzo Orsini. L'intero borgo, impostato intorno alla centrale Piazza San Pietro, conserva le strutture abitative originarie. Gli elementi architettonici e decorativi rivestono, per il loro particolare pregio, interesse per una corretta lettura del tessuto urbano dei secoli XVI e XVII, mentre numerose sono attestazioni medioevali inglobate nelle strutture successive.

Il paesaggio  
La porzione di territorio protetto compresa nei limiti del comune di Vicovaro è fortemente caratterizzata dalla presenza di numerosi corsi d'acqua appartenenti al bacino imbrifero del fiume Aniene che hanno profondamente inciso i versanti dei Monti Lucretili, ed in particolare dei gruppi minori di Monte Arcaro, Monte Follettoso e Monte Marcone ai margini sud-orientali del gruppo di Monte Gennaro. Una morfologia fortemente movimentata sulla quale spicca, in termini di interesse naturalistico, la profonda forra del fosso dei Ronci, uno dei biotopi più selvaggi del Parco. Consorzi forestali con prevalenza di roverella (Quercus pubescens), orniello (Fraxinus ornus), terebinto (Pistacia terebinthus) con valori di copertura vicini al 100%, si alternano a localizzate aree pascolive abbandonate con cespuglieti dove la presenza dello storace (Styrax officinalis) arricchisce una vegetazione a ginestra (Spartium junceum) e pruno selvatico (Prunus spinosa). Questi boschi si accendono per la precoce fioritura violacea dell'albero di Giuda (Cercis siliquastrum) e gialla del maggiociondolo (Laburnum anagyroides), mentre nelle aree più elevate si rinvengono localizzate cerrete (Quercus cerris) con acero di monte (Acer pseudoplatanus) e acero d'Ungheria (Acer obtusatum). Le profonde valli dei torrenti consentono il rifugio a molte specie animali che frequentano proprio le zone limite tra coltivi in atto, aree marginali co frutteti e oliveti abbandonati e l'inizio dei boschi dei versanti e delle vallate intramontane. Frequente l'istrice (Hystrix cristata) che si spinge fino a raggiungere altezze inconsuete per la specie, mentre il tasso (Meles meles) ben si colloca nelle aree perimetrali il parco dove il susseguirsi di ambienti naturali e paesaggi antropici dominati da coltivi e frutteti fornisce allo stesso tempo rifugio e cibo all'animale. La lepre (Lepus europaeus) si spinge sulle radure in quota mentre lo scoiattolo (Scurus vulgaris meridionalis) frequenta le formazioni forestali più mature insieme alla più rara martora (Martes martes). In forte aumento numerico in seguito a rilasci operati a scopo venatorio nelle aree esterne al Parco o precedentemente l'istituzione è il cinghiale (Sus scrofa). Numerosi sono gli uccelli che popolano i diversi ambienti; comune nei querceti la ghiandaia (Garrulus glandarius) e il bellissimo rigogolo (Oriolus oriolus), presenti sia lo sparviero (Accipiter nisus) sia il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus). Proprio negli ambienti umidi degli alvei dei torrenti montani nidifica il raro merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) mentre gli stessi habitat consentono la sopravvivenza di anfibi particolari come la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) o l'ululone appenninico (Bombina pachypus).

Domenica 10 luglio 2016 I^ edizione di Natura senza barriere

27/06/2016  con FederTrek ed il Parco dei Monti Lucretili
 

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Olio extravergine... il tesoro della Sabina

21/11/2017 Domenica 26 novembre dalle ore 09.00 alle ore 16.00
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